La rana bollita: 2 prospettive su come ci adattiamo e come cambiamo

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La rana bollita

 

Tra i mille blog di cucina, hai mai visto la ricetta per la rana bollita? Naturalmente non parlo di come preparare un piatto prelibato, ma di una teoria che ha che fare con i nostri modi di vivere il cambiamento e non solo.

Si tratta di una sorta di storiella attribuita a Noam Chomsky, un importante linguista e filosofo americano.

La rana bollita: il principio

Ecco cosa dice Chomsky:

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare.

La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.

L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.

Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.

Questa storiella qualche volta mi torna utile e ci sono due lezioni per cui ritengo che la rana bollita sia esemplificativa:

1. La velocità dei cambiamenti influenza il risultato dei cambiamenti stessi

Questa esperienza suggerisce che quando un cambiamento avviene in maniera graduale e lenta è tollerabile, spaventa poco e non suscita opposizioni. Viceversa, cambiamenti rapidi ci fanno sentire minacciati e la normale reazione è quella di rifuggirli, istantaneamente. Conosciamo il mondo, il nostro mondo, in un certo modo e, per quanto possa risultarci sgradevole, è pur sempre preferibile qualcosa di noto, in cui sappiamo come adattarci e quindi come sopravvivere, rispetto all’ignoto.

Questa è una delle ragioni per cui la psicoterapia non può fare miracoli in tempi brevi.

2. L’esposizione costante a situazioni che divengono via via più scomode crea assuefazione alla scomodità stessa

La rana bollita non si rende conto che si è progressivamente adattata a qualcosa che alla lunga poteva farle male, come in effetti è successo. La rana bollita ha ceduto su alcuni parametri relativi a ciò che la fa star bene, non ha più seguito il meglio, ma si è concessa di fermarsi a cosa semplicemente le risultava ancora tollerabile. In qualche modo ha deciso implicitamente che il meglio per lei era resistere. E’ finita per annebbiare quel senso critico che l’avrebbe fatta sobbalzare fuori dalla pentola in un lampo, salvandola.

Questa è una delle ragioni per cui alcuni disturbi, ad esempio i disturbi d’ansia, i disturbi psicosomatici come quelli della pelle o gastrointestinali e agli attacchi di panico, finiscono per sembrare qualcosa di scollegato dai vissuti emotivi personali e non è tanto facile, in terapia, riconnetterli alla sfera psicologica e ricostruire i processi di adattamento entro cui si sono creati e si mantengono in vita, allo scopo di superarli.

 

 

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Dr. ssa Veronica Mormina Psicologa
Dr. ssa Veronica Mormina Psicologa

Aiuto adolescenti, adulti e coppie a costruire percorsi verso i loro obiettivi e il loro benessere. Insieme tracciamo la posizione di partenza, la direzione e il tragitto verso la meta.

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