Intervista all’Attacco di Panico – Parte II

Intervista all’Attacco di Panico – Parte I
2 novembre 2016
Intervista all’Attacco di Panico – Parte III
14 novembre 2016

…segue da qui

Tp: Rieccoci qui con l’Attacco di Panico, ci diceva poc’anzi che il problema non è lei: cosa intende esattamente?

AdP: Certo che non sono io il problema! Ma questo è un discorso ampio e diverso per ognuna delle persone che frequento.
Purtroppo solo una parte di loro viene indirizzata da un professionista psicologo o terapeuta per arrivare a elaborare il proprio specifico problema. Come le dicevo, ancora tantissime volte vengo trattato come uno spiacevole imprevisto da eliminare. I farmaci in questo sono un buon alleato. Nulla in contrario per carità, almeno per le singole circostanze in cui mi presento, ma siamo ben lontani dal dialogo che penso sia l’unica cosa necessaria che le persone dovrebbero instaurare con me. In questo alcuni medici per fortuna riescono a intervenire efficacemente, semplicemente inviando le persone a psicologi e terapeuti in grado di generare questo dialogo.

Tp: E prima dell’aiuto di psicologi e terapeuti opportunamente formati? Possibile che le persone che frequenta riescano a capire davvero così poco di lei?

AdP: Purtroppo è così, davvero non sono di facile lettura, me ne rendo conto. Ma ecco, se c’è una cosa su cui magari dopo un po’ noto che le persone che frequento hanno le idee un po’ più chiare è il modo in cui mi presento a loro.
Ciascuno impara ad associarmi a qualche sensazione particolare, quasi sempre in termini medici però.

Tp: Sta dicendo che questa scarsa comprensione parte anche da una sua somiglianza con malattie di origine fisiologica?

AdP: Sì, in parte è proprio così. C’è chi mi assimila a un attacco di cuore, chi a una morsa allo stomaco, qualcuno mi intravede in una improvvisa balbuzie con sudorazione, qualcun altro in uno stato simile a quello che precede una perdita dei sensi, altri avvertono una forma di paralisi degli arti, molti credono di stare per impazzire o addirittura morire, qualcuno avverte un malessere generale come presentimento che qualcosa di terribile sta per accadere. Le ripeto, nulla di bello, me ne rendo perfettamente conto, ma ahimè, questo è il modo in cui più spesso riesco a essere preso in considerazione, per certi versi potrei dire che nonostante tutto è il modo che meglio funziona.

Tp: E l’ansia? Che tipo di rapporto c’è tra voi?

AdP: Aspettavo questa domanda (sorride), Io e l’ansia siamo in società, diciamo che io canalizzo ciò che l’ansia diffonde. L’ansia è il mio mandante, ecco. L’ansia è la percezione di dover affrontare situazioni che si pongono oltre i propri limiti, eventi per cui non si è forniti degli strumenti necessari. Grazie a lei io riesco a venire in contatto con la totalità delle persone che frequento. Prima arriva lei, è la prassi.
Il mio intervento poi è di gran lunga più mirato e amplificato rispetto a quello dell’ansia; diciamo che se l’ansia blocca la persona facendola sentire sprovvista di ciò che serve per affrontare un qualche preciso evento, io insinuo anche il dubbio che manchino i requisiti minimi per vivere, proprio rispetto alle funzioni più basilari quali il respiro o il battito cardiaco, per farvi qualche esempio concreto. Ecco, da questo dubbio, posso arrivare poi, in alcuni casi, fino alla certezza di questa mancanza, per qualche interminabile minuto.

…continua

Dr. ssa Veronica Mormina Psicologa
Dr. ssa Veronica Mormina Psicologa

Aiuto adolescenti, adulti e coppie a costruire percorsi verso i loro obiettivi e il loro benessere. Insieme tracciamo la posizione di partenza, la direzione e il tragitto verso la meta.

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