Gli psicologi leggono nel pensiero

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gli psicologi leggono nel pensiero

«Gli psicologi leggono nel pensiero, gli psicologi ti “psicanalizzano”, gli psicologi dovrebbero capire sempre tutto e tutti, gli psicologi… li faccio impazzire io».

Queste sono alcune delle convinzioni ignoranti che più aleggiano intorno alla mia professione. Ma dietro a queste espressioni ingenue si nascondono vere e proprie paure personali, alimentate dagli stereotipi e dalla scarsa conoscenza.

 

Qualche giorno fa sono andata a fare acquisti di materiale utile per il mio lavoro e, come di consueto, richiedo la fattura. Porgo il mio biglietto da visita con i dati necessari e, appena legge, la commessa esclama “Psicologa? Ohssignore!

Chiedo se è tutto a posto e mi risponde di sì, ma che deve stare attenta, “con gli psicologi bisogna sempre stare attenti a come si parla, che gli psicologi leggono nel pensiero“.

 

Ero stanca, avevo avuto una giornata intensa e quella era la mia ultima tappa prima di chiudere e ritirarmi nelle mie stanze. Avrei voluto dire che sono anche psicoterapeuta e che questo avrebbe potuto pure aggravare il “pericolo” per la signora, ma mi sono trattenuta. Ho risposto un po’ cinicamente, seppur con un sorriso di intesa. “Basterà parlare solo per lo stretto necessario allora”.

 

La signora ha sorriso, io pure.

 

Che gli psicologi leggono nel pensiero non è una novità

 

Purtroppo questo tipo di frasi è un cliché per noi psicologi. – Prima o poi ci scriverò un libro sulle classiche esclamazioni che le persone fanno quando sentono “faccio la psicologa”. I miei colleghi potrebbero sicuramente confermare e contribuire ampiamente -.

 

Gran parte di questi commenti rientrano comunque in una categoria che sembra aver a che fare con una sorta di paura.

 

  • Paura di essere giudicati
  • Paura di venire “analizzati”
  • Paura che venga scoperto qualcosa che non si gradisce mostrare
  • Paura di scoprirsi “non normali”
  • Paura di essere forse manipolati e indotti a dire o fare qualcosa che non si vorrebbe

 

 

La psicologa nell’immaginario

 

Giusto due giorni dopo ho visto un film, The master, che mostra delle forme di manipolazione.

Una specie di filosofo carismatico crea delle teorie sui traumi e sulla presunta vera natura dell’essere umano, costruendo intorno a sé una comunità di adepti a partire dalle fragilità di alcune persone, creando bisogni e fornendo risposte.

In particolare crea un legame di dipendenza emotiva con il protagonista della storia, rispondendo, da subito, al suo bisogno, inespresso, di essere apprezzato e considerato degno da qualcuno.

Si crea un forte gioco di potere, dove il protagonista in questione ha bisogno del leader carismatico per sentirsi una persona degna e valida. In nome di questa forma di dipendenza, gli assicura fedeltà.

Una scena di questo film, particolarmente intensa, mostra “il procedimento”. Una vera e propria forma di manipolazione in cui il leader, che si è già guadagnato la fiducia del protagonista, fa mettere a nudo le debolezze e le ferite di questa persona. Chiudendo poi la sessione con un grande rinforzo positivo di lui come persona, in toto. Ciò di cui il protagonista è assetato, senza averne coscienza.

 

Ecco la scena in questione (purtroppo non sono riuscita a trovarla in italiano)

 

 

 

 

Nella mia esperienza

 

La scena di questa procedura per me è stata decisamente fastidiosa. Riconosco di aver mal tollerato l‘intrusività e il mancato rispetto per i confini dell’altro. Ho pensato che il mio lavoro è fatto proprio di questo invece. Il rispetto e la tutela del mondo dell’altro.

 

Entrare in punta di piedi, essere curiosa di scoprire quell’universo ma rispettosa dell’equilibrio.
Osservare con incanto e delicatezza.
Comprendere senza scompigliare.
Invitare la persona che ho davanti a guidarmi nel suo mondo.
Lasciare che lei stessa possa avere occasione di riguardare cose dimenticate e di riscoprirle, nel tentativo di raccontarsi a me.

 

Poi ho pensato che probabilmente molte persone – quasi tutte quelle che fanno esclamazioni come sopra – quando dicono che gli psicologi leggono nel pensiero, immaginano che lo psicologo in questione operi un po’ come in questa scena.

Immaginano che io possa entrare a gamba tesa nel loro mondo e riportare a galla cose seppellite, o far emergere stranezze. Che io possa scoprirli. E, soprattutto, che possa fare tutto questo senza che loro se ne possano accorgere o tutelare.

 

Se lavorassi così probabilmente farei la fame!

 

Come dico qui sul sito, io mi sento uno strumento affinato e preciso per elaborare e costruire percorsi verso ciò che fa star meglio le persone.

Per spiegare come faccio quello che faccio, uso sempre la metafora del navigatore satellitare e mai, che ne so, quella dell’autista che ti porta da qualche parte.

Non è un caso.

 

 

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Dr. ssa Veronica Mormina Psicologa
Dr. ssa Veronica Mormina Psicologa
Aiuto adolescenti, adulti e coppie a costruire percorsi verso i loro obiettivi e il loro benessere. Insieme tracciamo la posizione di partenza, la direzione e il tragitto verso la meta.

1 Comment

  1. […] né un motivatore (ché lo psicologo non ha bacchette magiche né sfera di cristallo, te lo spiegavo qui). Un professionista serio, preparato e vincolato da segreto professionale e codice deontologico.  […]

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