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Se tra i tuoi passatempi preferiti c’è la conta dei tuoi difetti quando ti interroghi sul tuo valore, o stilare liste di cose che vuoi cominciare / cambiare, per essere una persona degna dell’immagine di te ideale che hai costruito, probabilmente non hai idea della differenza tra prezzo e valore.

 

Ti sei mai chiesta che differenza ci sia?

 

Se la risposta non è immediata, ti invito a farlo sul serio. È una domanda che tutte dobbiamo porci, prima di azzardare valutazioni, su noi e sugli altri.

Non mi addentro in spiegazioni economiche che non mi competono, ma mi riferisco al significato simbolico di questi due costrutti e a come possono aiutarti a comprendere il tuo valore.

Quando acquisto qualcosa, il prezzo è ciò che io metto sul piatto, per potermi aggiudicare l’acquisto. Il valore è invece tutto ciò che mi porto a casa, grazie a quell’acquisto e che riguarda la qualità della mia vita.

 

Il valore è l’impatto che quell’ elemento ha sul mio mondo.

 

Il tuo valore ha due prospettive

 

Quando pensi a te e provi a valutarti, considerando singoli lati del tuo aspetto fisico, del tuo carattere, delle tue condizioni di vita, chiediti in che modo quella parte ha impatto sul tuo mondo. Solo così puoi capirne il valore. Se ti limiti a giudicare e a misurare, stabilendo cosa è troppo e cosa troppo poco, cosa eccede e cosa manca, ti stai dando prezzo, non valore. In questo caso sei critica (cioè giudicante) , ma non eserciti il pensiero critico (cioè quello che ti fa vedere le cose da più prospettive).

E quando ti chiedi in che modo quella parte ha impatto sul tuo mondo, non essere ingenua! Soffermati a valutare che impatto avrebbe sul tuo mondo anche la mancanza di quella caratteristica in oggetto.
Chiediti (e rispondi onestamente) cosa rende possibile e cosa tiene lontano per te quella data sfumatura del tuo carattere, quell’elemento del tuo aspetto o quella condizione della tua vita attuale.

Sii onesta, dicevamo, perché non devi mettere da una parte solo effetti desiderabili e dall’altra solo di impatto negativo per te. In ogni valutazione, trova elementi positivi e non. Per entrambe le prospettive.

 

Due parametri distinti

 

Nella Lettera Alternativa di Giugno, accennando ai modi in cui puoi elaborare il tuo valore, ho tirato in ballo le opere d’arte e fatto l’esempio di Mirò: non crederai che di un’opera d’arte si acquisti misurando in cm di tela, o quantità di materiali usati e ore spese per la sua realizzazione, vero?

Prezzo e valore sono due parametri distinti.

Ci sono cose che hanno un prezzo altissimo e un valore basso e cose che hanno un prezzo minimo e un valore altissimo.

Non ci sono cose senza prezzo, perché non mi riferisco a un prezzo economico, ma a un investimento e, per tutte le cose, grande o piccolo, ce ne vuole comunque uno.

 

Perché ti serve il valore e non il prezzo

 

Quando smetti di stimare il prezzo e riesci a comprendere il valore di qualche aspetto di te, allora puoi decidere come aumentare quel valore, come modificare eventualmente quell’elemento, se amplificarlo o minimizzarlo, a seconda del valore che desideri. In funzione del tipo di mondo che vuoi costruire intorno a te.

Viceversa, quando ti giudichi e stabilisci solo cosa è troppo o troppo poco, non saprai veramente da dove partire per liberarti di quella eterna inadeguatezza.

Sarai sempre come qualcuno che vuole cucire un vestito senza aver costruito un modello, senza avere nozioni di taglio e disegno. O come un parrucchiere improvvisato che va a spanne e ti taglia i capelli così, a mano libera, senza una tecnica, senza un criterio, se non “accorcio un po’ qua”. Te lo immagini il disastro?
Forse lo hai anche fatto qualche volta, magari nella sperimentazione giovanile ti sei tagliata i capelli da sola, o hai provato a farti la frangia, ma, dopo quella volta probabilmente hai pensato di non ripetere l’impresa kamikaze.

Ecco. Se non faresti una cosa simile ai tuoi capelli, che eppure ricrescono, perché dovresti farlo alla tua identità?

 

Tutto questo vale per il tuo valore, ma vale anche quando valuti qualcosa di esterno a te. Persone, oggetti, esperienze, servizi e prestazioni.

Pensa sempre al valore, oltre che al prezzo. Io lo faccio costantemente nel mio lavoro: so che, ad esempio, le tariffe dei miei servizi, non riguardano soltanto il prezzo di un servizio, ma il valore che questo servizio crea alla vita di chi ne beneficia e anche il valore che si perderebbe in mancanza del servizio che propongo, con la qualità che offro.

 

Una storiella

 

Per fissare meglio le idee su prezzo e valore ti riporto qui una storiella letta sul web, che trovo molto significativa e che ti aiuta a comprendere meglio la doppia prospettiva di valutazione.

 

Un tecnico che è stato chiamato per aggiustare un computer molto grande ed estremamente complesso, un computer dal valore di 300.000 euro.

Seduto di fronte allo schermo, preme un paio di tasti, asserisce con la testa, mormora qualcosa a se stesso e spegne il computer.

A quel punto estrae un piccolo cacciavite dalla tasca e, dopo aver fatto girare una minuscola vite di un giro e mezzo, riaccende il computer e verifica che funzioni perfettamente.
Il presidente dell’azienda è felicissimo e si offre di pagare il conto immediatamente.

“Quanto le devo?” chiede
“Sono 1.000,00 euro per cortesia” risponde l’ingegnere.
“1000,00 euro? mille euro per pochi minuti di lavoro? mille euro per stringere una semplicissima vitina? mi rendo conto che il computer vale 300.000 euro, ma mille euro mi sembra una cifra davvero esagerata! Pagherò solamente se mi mostra una parcella dettagliata che giustifichi una cifra del genere”.

Il tecnico acconsente e si congeda.
Il mattino dopo il presidente riceve la parcella, la legge attentamente, asserisce con la testa e la paga immediatamente, senza una lamentela.

La fattura riportava:

SERVIZI EFFETTUATI:

–  AVVITAMENTO DI UNA VITE_________________  1,00 €

– SAPERE QUALE VITE AVVITARE _______________ 999,00 €

 

Carina no? In effetti, se fosse stato solo questione di saper avvitare una vite, chiunque avrebbe potuto sistemare quel computer così prezioso. Il punto però era sapere cosa fare, come farlo, perché farlo e soprattutto sapere cosa non fare e cosa non toccare.

Ecco, per comprendere il valore di quella prestazione, chiediti che vantaggio ha portato l’intervento dell’ingegnere, ma anche,  che impatto avrebbe avuto il non intervento dell’ingegnere.

Quindi, per capire il valore di quella prestazione, tieni conto della complessità, di ciò che l’ingegnere ha fatto ma soprattutto di cosa non ha fatto. Tieni conto, insomma, non di quello che concretamente ha fatto, quanto di ciò che ha saputo, visto, riconosciuto.

Insomma, conosciti per chi sei, mettiti in discussione solo per crescere e apprezza anche quello che non sei. Solo così potrai conoscere il tuo valore.

 

 


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Dr. ssa Veronica Mormina Psicologa
Dr. ssa Veronica Mormina Psicologa
Aiuto adolescenti, adulti e coppie a costruire percorsi verso i loro obiettivi e il loro benessere. Insieme tracciamo la posizione di partenza, la direzione e il tragitto verso la meta.

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