Di acquisti, shopping emozionale e impulsi

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Per una vita soddisfacente, stiamo continuamente acquistando “cose”, con soldi che guadagniamo, spendendo la vita stessa.

Ho scritto una frase contorta, ma contorto è anche il processo che voglio affrontare e comincio partendo dal punto principale.
Spendiamo la nostra vita cercando di costruire un benessere fatto di “cose” che crediamo ci possano dare soddisfazione, ma, per averle, passiamo la vita a spremerci, sentendoci sempre più insoddisfatti e vuoti.
E per riempire quel vuoto, che si fa? Si cerca di avere altre “cose”.

Così possiamo scegliere tra essere schiavi delle “cose” che continuamente rincorriamo, ottenendole, ed essere schiavi del senso di incompletezza e invidia verso chi sembra avere le “cose”.

 

Quali sono queste “cose”? Io le chiamerei inutili necessità.

Influencer ed emotional marketing

Il mercato propone una modalità di induzione dei bisogni, passando e facendo leva sulle nostre emozioni più profonde. Ma il mercato non sono “loro”. Non ci sono “i cattivi” che ci fanno questo. Il mercato siamo tutti, a turno.
Ora, trattandosi di un blog in cui parlo di faccende relative al benessere psicologico, mi soffermerò su un unico punto: quale rischio stiamo correndo per la nostra salute.

 

Non avere abbastanza, non essere abbastanza.

 

Senza rendercene conto, associamo quel nuovo rossetto o quel corso online, a ciò che ci serve davvero per migliorare/realizzare/completare/sentirci, qualcosa di socialmente desiderabile.

La prima cosa che si attua per vendere è infatti la configurazione di un problema e il far sentire, al potenziale acquirente, di aver davanti a sé la soluzione per quel problema che non sapeva di avere, ma che ora ha.

 

I desideri diventano qualcosa di collettivo e stabilito socialmente.

 

Lo shopping emozionale è l’esito di un desiderio insinuato. Un bisogno fittizio, basato su ciò che vediamo fa stare bene qualcun altro (o così sembra). Non funziona così l’influencer marketing?

Uno dei rischi più grandi è trascurare i nostri desideri nativi, originari e originalmente configurati, dentro la nostra unicità. Ignoriamo ciò di cui abbiamo profondamente bisogno, perché siamo impegnati a prendere lezioni su cosa dovrebbe esserci necessario, secondo fornitori di input esterni.

Impulsi

Altro gran bel rischio è la perdita di tempo e non sto parlando di sprecare il tempo, ma di perderne il senso. Una azione dietro l’altra, fai una ricerca, segui un link affiliato, entra a dare un’occhiata, apri la newsletter e sbircia lo shop online, le imperdibili offerte che durano pochissimo, questione di un momento, un momento dietro l’altro.
Vedere – desiderare – valutare brevemente – acquisto.

Arriva il corriere con un pacco per noi e non ricordiamo con precisione cosa ci sia dentro. Lo abbiamo ordinato noi però. In una sorta di trance da acquisto emozionale, magari.

 

Così, un momento dopo l’altro, perdiamo l’attitudine a pensare.
Ascoltare.
Sentire.
Desiderare i desideri nostri.

 

Perdiamo il tempo perché non facciamo esperienza dei nostri giorni in consapevolezza.

Poi magari sentiamo parlare di mindfullness e ci sembra una trovata eccezionale, perché essere presenti a noi stessi è l’eccezione.

Magari ci affascina il decluttering. Che impariamo acquistando un libro, pagando una piattaforma per vedere un documentario sul tema, sottoscrivendo un corso online o pagando un pacchetto di consulenza con un esperto di decluttering. Ah, che bellezza!

E non illudiamoci che esista un accumulo di merce più nobile di altra. Che siano scarpe o che siano libri, che siano regali mangerecci o che siano acquisti trash “solo perché costa poco”, il succo non cambia.

 

Riempiamo il carrello mentre svuotiamo il nostro tempo di vita da vivere.

 

Nel processo di ispirazione, valutazione, scelta e azione, si comprimono, quasi fino a scomparire le prime due fasi. Non c’è tempo per l’indecisione, non c’è tempo per l’attesa, la vita è breve e il codice promozionale lo è di più. Click. Il pagamento è andato a buon fine.

shopping emozionale

Ansia e gestione del denaro

Tutto questo ha un ulteriore rischio: essere poi sopraffatti dall’ansia, dalla sensazione di non riuscire a gestire le risorse economiche.
Ansia che si arricchisce di un senso di frustrazione per non guadagnare abbastanza, successiva rincorsa di una vita più redditizia dal punto di vista economico, che, spessissimo si traduce in una vita più piena di lavoro e più vuota di tempo da vivere.

Lo vedete il cane che si morde la coda?

Per anestetizzare questa frustrazione e questa ansia che si può fare? Uhh una nuova piattaforma streaming e l’iscrizione è in promo fino a domani! Click. il pagamento è andato a buon fine.

E così via.

 

Un po’ di binge (di qualsiasi natura sia) riesce sempre a sedare le scomodità dell’anima.

 

Una serie tv dopo l’altra, un carrello dopo l’altro, un corriere dopo l’altro, un click dopo l’altro, una busta dopo l’altra, uno scontrino dopo l’altro.

Sempre più sommersi di merce che spesso poi nemmeno usiamo, di corsi ed esperienze che nemmeno sfruttiamo, per cui via anche di sensi di colpa. E ancora ansia e senso di sopraffazione. E che si fa? Sedazione. Ancora. Click. Il pagamento è andato a buon fine.

 

Ma tutta queste “cose” che prezzo hanno?

 

Sul serio, come le stiamo pagando?
Cosa crediamo ci manchi e cosa ci manca davvero?
A cosa stiamo rinunciando?

Io qualche idea ce l’ho e spero, in qualche modo, adesso, ce l’abbiate anche voi che avete letto fin qui.

Restiamo in contatto?

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Dr.ssa Veronica Mormina Psicologa
Dr.ssa Veronica Mormina Psicologa
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